
Di Matteo Lillo · aggiornato il 23 ottobre 2026
Un viaggio di nozze in Oman, da fare fra ottobre e aprile, attraversa in una sola settimana tre paesaggi che sembrano appartenere a paesi diversi: le oasi di palme ai piedi delle montagne dell’Hajar, le dune del deserto di Wahiba e le spiagge dove, di notte, le tartarughe verdi salgono a deporre le uova. Il viaggio che vi proponiamo è un giro di sette notti in fuoristrada con un autista-guida privato, seguito da qualche giorno di solo mare alle Maldive oppure sulle spiagge dell’Oman.
Il giro comincia a Muscat, fra la Grande Moschea e il souq che profuma d’incenso, poi sale sul Jebel Akhdar, dove potete dormire in una villa affacciata sul canyon, attraversa le oasi di Nizwa e arriva fra le dune per una notte nel deserto, prima di scendere verso la costa. Dall’Italia Oman Air vola diretto a Muscat in poco più di sei ore; per i soggiorni fino a quattordici giorni il visto turistico viene timbrato sul passaporto all’arrivo.
In Oman la stagione del viaggio di nozze va da ottobre ad aprile. I mesi più miti sono quelli fra dicembre e marzo, quando a Muscat le massime restano sotto i 30 gradi: a gennaio la media è di 25, con minime intorno ai 17. A giugno il termometro arriva a 40 e di notte non scende sotto i 30, così d’estate, nel nord del paese, il deserto diventa troppo caldo per goderselo. Ottobre apre la stagione: nei nostri preventivi il giro parte nella seconda metà del mese, con il mare subito dopo.
In montagna il clima è un altro. Sull’altopiano di Saiq, a circa duemila metri sul Jebel Akhdar, a gennaio le minime scendono intorno ai 5 gradi e la sera serve un maglione, mentre a luglio le massime restano sotto i 31. Ad aprile, sulle terrazze di Saiq, i contadini raccolgono all’alba le rose di Damasco da cui si distilla l’acqua di rose. La stagione dei sentieri di montagna va da settembre a maggio.
Nel sud, nel Dhofar, l’estate ha un volto tutto suo: dal 21 giugno al 21 settembre il khareef, il monsone che arriva dall’Oceano Indiano, porta nebbia e pioggerella sulle montagne di Salalah e le fa diventare verdi. Il confronto con le altre mete, mese per mese, è nell’articolo sui periodi migliori per partire.
Il nostro giro dell’Oman dura sette notti, che diventano nove per chi aggiunge la costa del sud fino a Duqm. Viaggerete in fuoristrada con un autista-guida privato che parla inglese, o italiano su richiesta. Il deserto e le piste di montagna si affrontano sempre con lui; sulle strade asfaltate, invece, l’Oman si può girare anche con un’auto a noleggio, perché basta la patente italiana.
A Muscat il giro comincia dalla Grande Moschea del Sultano Qaboos, inaugurata nel 2001, che nella sala della preghiera custodisce il secondo tappeto persiano tessuto a mano più grande del mondo. I visitatori non musulmani possono entrare dal sabato al giovedì, fra le 8 e le 11 del mattino, con spalle e ginocchia coperte; le donne coprono anche i capelli e all’ingresso trovano l’abaya, la lunga tunica, insieme al foulard.
La città ha anche il primo teatro d’opera del Golfo, la Royal Opera House, inaugurata nel 2011 con una Turandot diretta da Plácido Domingo. Nella vecchia Muscat il palazzo di Al Alam, con la facciata blu e oro, sta fra i due forti portoghesi di Jalali e Mirani, mentre a Muttrah il souq è un labirinto di vicoli che profumano d’incenso, di gelsomino e di spezie. Al tramonto una crociera in dhow, la barca tradizionale di legno, mostra la città dal mare con le montagne alle spalle.
Per le notti a Muscat scegliamo The Chedi, disegnato dall’architetto Jean-Michel Gathy e aperto nel 2003: ha una spiaggia privata sul golfo di Oman e la Long Pool, una piscina lunga 103 metri.
Il Jebel Akhdar, la Montagna Verde, è la parte più fresca del viaggio: un altopiano a circa duemila metri coltivato a terrazze, con melograni, albicocchi e rose irrigati dai falaj, i canali che portano l’acqua per gravità dalle sorgenti ai campi. Quassù scegliamo per le coppie due resort, entrambi a duemila metri: l’Anantara Al Jabal Al Akhdar e l’Alila Jabal Akhdar.
L’Anantara, aperto nel 2016, ha 33 ville con piscina privata, alcune sul ciglio del canyon. Sul belvedere di Diana’s Point, dove la principessa Diana si fermò nel 1986, il resort prepara una cena privata con lo chef e il maggiordomo. L’Alila, costruito in pietra sul modello dei vecchi forti omaniti, ha una piscina a sfioro e una via ferrata, il percorso attrezzato per arrampicare in sicurezza.

Il Jebel Shams, la Montagna del Sole, arriva intorno ai tremila metri ed è la cima più alta dell’Oman. Lungo il suo canyon corre il Balcony Walk, un sentiero a strapiombo che porta fino ad As Sab, un villaggio abbandonato alla fine del Novecento.
Ai piedi delle montagne, Nizwa è circondata dai palmeti, che si allungano per otto chilometri lungo il corso di due torrenti e ricevono l’acqua dal falaj Daris, il più grande dell’Oman, uno dei cinque sistemi di canali iscritti dall’UNESCO nel 2006. In centro il forte, la moschea e il souq stanno uno accanto all’altro: nel souq si comprano l’argento e il khanjar, il pugnale ricurvo che gli omaniti portano alla cintura.
Attorno a Nizwa le oasi sono molte. Bahla, la città delle ceramiche e della terracotta, è racchiusa da mura che corrono per oltre dodici chilometri attorno ai palmeti; a Birkat al Mouz, il cui nome significa «la vasca dei banani», le case di fango del vecchio villaggio si alzano ancora fra le palme da datteri. In tutto l’Oman i falaj ancora in funzione sono più di tremila: un tempo i turni dell’acqua si contavano sulla meridiana del villaggio.
Sulla strada per il deserto di Wahiba il giro si ferma a Wadi Bani Khalid, un’oasi di palme con pozze naturali abbastanza profonde per un tuffo. Il deserto, che in Oman chiamano anche Sharqiya Sands, copre circa diecimila chilometri quadrati di dune e prende il nome dai Bani Wahiba, una delle tribù beduine che lo abitano.
Nel pomeriggio la guida vi porta in fuoristrada fra le dune, poi si sale a piedi in cima a una cresta per guardare il tramonto. La notte si dorme in un campo tendato nel deserto, dove viene servita anche la cena.
Ras al Jinz si trova vicino a Ras al Hadd, il primo punto della penisola arabica dove sorge il sole. Su questa spiaggia le tartarughe verdi salgono di notte a deporre le uova: la riserva è l’unico posto dell’Oman dove si possono osservare legalmente, sempre accompagnati dalle guide. Le visite partono alle nove di sera e alle cinque del mattino; chi dorme nella riserva le ha comprese entrambe. Le piccole tartarughe appena uscite dalle uova si vedono soprattutto fra maggio e settembre.
Per la notte la riserva ha tende con l’aria condizionata su un’altura vicina, oppure camere nel centro visitatori. Sulla strada per Ras al Jinz si passa da Sur, la città dei dhow: nel museo Fath Al Khair è esposto l’ultimo ghanjah tradizionale, il grande veliero da carico dell’Oman, riportato a Sur dagli abitanti nei primi anni Novanta.
Da Ras al Jinz si torna a Muscat lungo la costa. A Wadi Shab una breve traversata in barca porta all’imbocco della valle, che si risale a piedi fino alle pozze e a una grotta con una cascata all’interno. Wadi Tiwi è un’oasi di palme alle spalle di un villaggio di pescatori, mentre la dolina di Bimmah è un cratere di calcare pieno d’acqua verde e blu, a poche centinaia di metri dal mare.
Il giro, tappa per tappa, con le notti che proponiamo:
| Tappa | Cosa vedere | Notti | Dove dormire |
|---|---|---|---|
| Muscat | la Grande Moschea, la Royal Opera House, il souq di Muttrah, il dhow al tramonto | 2 all’arrivo, 1 prima di ripartire | The Chedi |
| Jebel Akhdar, Nizwa e Jebel Shams | le oasi di Nizwa, Bahla e Birkat al Mouz, il Balcony Walk | 2 | Anantara Al Jabal Al Akhdar o Alila Jabal Akhdar |
| Wadi Bani Khalid e Wahiba | l’oasi di Wadi Bani Khalid, le dune al tramonto | 1 | un campo tendato fra le dune |
| Sur e Ras al Jinz | il museo dei dhow, le tartarughe di notte e all’alba | 1 | la riserva delle tartarughe |
| La costa fino a Muscat | Wadi Shab, Wadi Tiwi, la dolina di Bimmah | in giornata | la sera a Muscat |
| Il mare | le Maldive d’inverno, lo Zighy Bay, Muscat o Salalah | almeno 6, allo Zighy Bay 4 o 5 | secondo la meta |
Dopo il giro dell’Oman arriva il momento di rallentare. D’inverno il mare che proponiamo più spesso è quello delle Maldive, dove da dicembre ad aprile è la stagione secca: nei nostri preventivi al giro segue una settimana sull’atollo, perché dopo un tour alle Maldive consigliamo di restare almeno sei notti.
Ma il mare può essere anche quello dell’Oman. Il Musandam è una penisola omanita separata dal resto del paese dal territorio degli Emirati Arabi Uniti: qui il Six Senses Zighy Bay occupa una baia chiusa dalle montagne dell’Hajar, a due ore d’auto dall’aeroporto di Dubai. Al resort si può arrivare anche in parapendio, in volo con un istruttore dalla montagna fino alla spiaggia. Nel 2026 la Guida Michelin gli ha assegnato due Chiavi, il suo riconoscimento per gli alberghi. Consigliamo quattro o cinque notti, da sole o insieme a qualche giorno a Dubai.

Restando nel nord, il mare è quello di Muscat, sulla spiaggia del Chedi; al largo le isole Daymaniyat formano una riserva naturale di nove isole, dove si può sbarcare da novembre ad aprile. Salalah, nel sud, è a un’ora e mezza di volo da Muscat: qui l’Al Baleed Resort di Anantara sta sulla spiaggia accanto al parco archeologico di Al Baleed, l’antico porto dell’incenso che l’UNESCO ha iscritto nel 2000 come parte della «Terra dell’incenso». A Wadi Dawkah, a nord di Salalah, la resina degli alberi d’incenso si raccoglie ancora oggi incidendo la corteccia.
Se invece l’Oman è lo scalo di un altro viaggio, intorno a Muscat costruiamo un’estensione di tre o quattro giorni con una notte nel deserto, sul modello dei nostri stopover di design. Come si legano due tappe, dall’ordine ai voli, lo spieghiamo nell’articolo sul viaggio di nozze combinato.
Per l’Oman consigliamo il volo diretto di Oman Air da Milano Malpensa o da Roma Fiumicino, che in poco più di sei ore atterra a Muscat all’alba. D’inverno l’Oman è tre ore avanti rispetto all’Italia, d’estate due. Per un soggiorno fino a quattordici giorni gli italiani ricevono il visto turistico all’arrivo, timbrato sul passaporto, che deve avere almeno sei mesi di validità. Il visto non si può rinnovare: chi resta più a lungo richiede prima quello elettronico sul sito della Royal Oman Police.
Dell’Oman, più ancora dei paesaggi, ci ha colpiti la gente. In consulenza costruiamo il giro sulle vostre date, dalle rose di aprile sul Jebel Akhdar fino ai giorni di mare; durante il viaggio la nostra assistenza risponde 24 ore su 24. Questo articolo è firmato da Matteo Lillo, fondatore di 3L World.
Da ottobre ad aprile. Fra dicembre e marzo a Muscat le massime restano sotto i 30 gradi, mentre a giugno arrivano a 40. Sul Jebel Akhdar, a circa duemila metri, fa più fresco tutto l’anno; nel Dhofar, fra giugno e settembre, il monsone khareef porta nebbia e pioggerella e rende verdi le montagne di Salalah.
Il nostro giro dura sette notti: Muscat, il Jebel Akhdar con le oasi di Nizwa, una notte nel deserto di Wahiba e una a Ras al Jinz per le tartarughe. Con la costa del sud fino a Duqm le notti diventano nove. Al giro si aggiungono poi almeno sei notti di mare alle Maldive, oppure quattro o cinque al Six Senses Zighy Bay.
Per un soggiorno fino a 14 giorni gli italiani non devono chiederlo prima: il visto turistico viene timbrato all’arrivo su un passaporto valido almeno sei mesi. Il visto non è rinnovabile: per restare più a lungo si richiede prima quello elettronico sul sito della Royal Oman Police.
Sì. Oman Air vola senza scalo a Muscat da Milano Malpensa e da Roma Fiumicino in poco più di sei ore, con arrivo all’alba. D’inverno l’Oman è tre ore avanti rispetto all’Italia, d’estate due.